........... ..........


Il recente referendum sulla scelta del nuovo Comune PIEVE DEI BERICI offre motivi di riflessione. e sicuramente in questo contesto, non politici e/o partitici. Viviamo in un'epoca nella quale si vuole privilegiare il "gradimento sul campo" delle scelte che vengono proposte e pare giusto quindi partire da queste. E cioè il dettaglio del voto popolare.
 
popolazione (2017)
votanti
percentuale
votanti su popolazione
SI
NO

percentuale NO
fra i votanti

percentuale NO
sulla popolazione

CASTEGNERO
2928
1060
36,20
473
587
55,38
20,05
LONGARE
5731
1552
27,08
1191
361
23,26
6,30
NANTO
3098
1185
38,25
498
687
57,97
22,18
Totale
11757
3797
32,30
2162
1635
43,06
14,91

Crediamo che qualsiasi considerazione sul significato dei numeri e le conseguenze sia superfluo

 

Entrando invece nella scelta forse qualche cosa non è stato esaminato a fondo ovvero è stato rappresentato male o, ancora, è stato recepito in modo errato. Qui non si è trattato di decidere se l'ufficio anagrafe si sarebbe spostato di qualche chilometro o se l'ufficio tecnico presente nel Comune rispondesse alla proprie esigenze.
I compiti che i nostri Comuni hanno dignitosamente risolto fino ad oggi sono via via aumentati negli anni con nuove competenze demandate alle Amministrazioni Locali dimimuendo nel contempo le disponibilità finanziare. Non solo, l'impatto delle nuove tecnologie in genere non ha sostituito il preesistente ma si è aggiunto e qualche volta purtroppo solo in modo marginale.
Basta per esempio, per quanto riguarda le tecnologie, fare un giro sui siti internet dei Comuni e non ci si riferisce solo a questi tre. Pochi sono i Comuni che offrono servizi ai cittadini a cominciare a titolo meramente indicativo dal cambio di residenza o dalla verifica dei propri dati anagrafici o della propria situazione contibutiva (IMU, TARI, etc.) e di tutti gli atti conoscitivi utili per vivere in una comunità. Ovvero alla banale richiesta di un appuntamento.
L'unico elemento presente - anche se talvolta non sempre facilmente fruibile - è l'albo pretorio on line obbligatorio per legge.
Una struttura più grande potrebbe permettere di razionalizzare meglio la gestione del personale offrendo la possibilità di avere maggiore specializzazione e aggiornamento professionale nell'ambito dei diversi uffici. Basti pensare che attualmente gli uffici sopranominati, ma anche tutti gli altri, esistono con le stesse funzioni in tutti e tre i Comuni.
Nello stesso tempo una dimensione maggiore permetterebbe di avere un segretario generale a tempo pieno con tutti i vantaggi connessi ad una presenza continuata ed ad una gestione esclusiva.
Parebbe una questione di buon senso se non prevalesse la scelta di non volere lasciare il certo per l'incerto. Valido come pensiero ma poi si dovrebbe evitare di fare considerazioni relative allo stato dei servizi.
Peraltro è la storia che si ripete perchè anni fa, non con il referendum ma attraverso le elezioni, è stata bocciata l'ipotesi di fare un plesso scolastico unico fra le diverse frazioni di Longare che avrebbe permesso (con soldi provenienti allora dal Ministero della Pubblica Istruzione) una struttura nuova adeguata ai tempi, con palestra, servizi e quant'altro. Invece siamo rimasti dove eravamo con interventi, necessari ma marginali e poco altro.
Il "campanilismo", laddove non rappresenta la cultura della storia passata e il ricordo delle tradizioni, rischia di frenare qualsiasi intervento innovativo. E questo proprio nei nostri Comuni dove ce ne sarebbe bisogno per la ricchezza che è presente che non viene adeguamente valorizzata.
E se queste considerazioni sarebbero di per sè sufficienti per arrivare ad un diverso risultato referendario, qui era presente un altro aspetto non secondario: il contributo dello Stato.
E' un "treno" che è passato e che non torna a breve.
Sicuramente è mancato preventivamente un disegno chiaro sul contesto che il Comune Pieve dei Berici avrebbe potuto esprimere nella sua nuova entità al di fuori del citato campanilismo a cominciare dal ruolo privilegiato che avrebbe avuto per la sua dimensione nei rapporti con gli altri Comuni vicini e soprattutto con Vicenza.
Forse sarebbe stato consigliabile creare questo stimolo innovativo partendo da un maggior coinvolgimento della popolazione anche con nuovi mezzi di comunicazione perchè quelli tradizionali potrebbero essere obsoleti e privi di effetto. Non averlo fatto può aver dato la sensazione che la decisione fosse già presa - quasi calata dall'alto - e la popolazione dovesse solo essere informata.
Peraltro, in alcuni casi, nelle esemplificazioni delle possibili novità future si è privilegiato contestualizzare queste con interventi di scarso contenuto strategico ma mirate e ritenute più idonee a ricevere il gradimento della popolazione e questo tipo di "distribuzione sul territorio" degli interventi potrebbe aver suscitato l'impressione che ci fosse un ruolo egemone di una parte su un'altra.

Nella cassetta postale potranno essere inviati contributi firmati
che verranno pubblicati se in linea con il taglio editoriale.

redazione "www.pievedeiberici.it " ....e .... direzione " Giornale di Vicenza"


il flop del Referendum per la nascita del nuovo Comune ‘Pieve Dei Berici’, tramite la fusione tra i comuni Longare, Castegnero e Nanto, è una sconfitta che deve far riflettere tutte le persone che hanno a cuore il futuro degli abitanti dei citati Enti locali e oltre, anche in tema di garanzie per servizi e lavori pubblici.

Dei cittadini  aventi diritto al voto n. 11757, solo n. 3997 si sono recati alle urne, e solo i votanti del Comune di  Longare, a maggioranza, si sono positivamente espressi per la fusione 1191 SI e 361 NO - lo si legge nel sito www.pievedeiberici.it

Perché questo flop, che di fatto preclude all’insieme dei Comuni fusi in ‘Pieve Dei Berici’, l’accesso a non trascurabili nuove risorse finanziarie - per dieci anni - da parte dello Stato centrale, il quale decentra funzioni ma riduce la misura delle risorse agli Enti Locali? Prima di tutto direi ‘insufficienza di comunicazione’ verso scuole e associazioni quali: volontariato, parrocchie, alpini, sportive, commerciali, produttive, sindacali, bar, mercati e oltre. Inoltre, da parte dei Comuni promotori, mi sembra di poter dire che “forse si dava per scontato che le Comunità seguissero abbastanza i dibattiti consiliari sul tema”, e che bastassero le poche Assemblee Pubbliche svolte e il pregevole Pieghevole, arrivato in non tutte le abitazioni?

Ma se quel treno rappresentato dal Referendum, è passato invano, è altrettanto vero che i singoli ‘campanili’ municipali fanno sempre più fatica a garantire servizi e lavori pubblici con le sempre più esigue risorse a disposizione [aiuto a Persone in povere e di quelle anziane in difficoltà economiche per pagarsi la residenza in casa di riposo, lotta all’evasioni fiscale per quanto di competenza del Comune, trasporto pubblico, manutenzioni scuole, strade, marciapiedi, parchi gioco per bambini, illuminazione pubblica, mantenimento di tutti gli edifici scolastici a fronte di calo demografico, passerella sul fiume Bacchiglione in località Secula, ecc. ecc.] con il rischio di altre Addizionali comunali, per garantire agli amministrati quando è perentoriamente dovuto per Legge.

La mancata fusione tre i 3 citati Enti Locali, preclude anche la razionalizzazione delle attività svolte da ogni uno dei singoli Enti in modo da migliorare la produttività delle ‘macchine’ comunali, adottando migliori tecnologie per svolgere le funzioni alle quali sono preposti i dipendenti nei vari uffici e funzioni.

Tutto questo per dire che, se tale situazione persiste, è auspicabile che, in termini più generali, sia il Governo che decide le fusioni tra Enti Locali. Il Paese con oltre 8.000 mila Enti Locali non può più reggere così come è adesso, come va risolto il nodo delle Province non più Province.

Ringrazio per l’attenzione.
Giuliano Raimondo

* * * * * * * * * *